4.08.2011

Ora voglio il Vol. 1

 
Da tempo era fermo sul mio iPod, e più volte avevo tentato di ascoltarlo, ma sempre con una certa distrazione...dopo 2/3 brani interrompevo quasi infastidita da quello che mi sembrava un brusio ripetitivo, poi casualmente capita di sentirne un brano in modalità random e pensare "ma chi è? ma l'ho messo io questo?!?", controllo ed è proprio quell'album che ormai ero quasi intenta a cancellare...capisco che è arrivato il momento giusto per ascoltarlo!
"New History Warfare Vol. 2: Judges" di Colin Stetson è un album lascia spazio a poche definizioni e categorizzazioni, si può dire che si tratta di sperimentazione, tecnica  (e molta direi!), avanguardia, si può dire che le sue sonorità claustrofobiche e ripetitive certamente non rendono il lavoro di Stetson apprezzabile da un pubblico in larga scala, richiede attenzione ed anche un po' di pazienza...ma quando si giunge alla fine dell'album, si ha l'impressione di aver fatto qualcosa di buono e qui si capisce il suo valore. Come "piccola" aggiunta di informazioni, è doveroso svelare che all'album hanno collaborato Laurie Anderson e Shara Worden (My Brightest Diamond), le cui voci riescono a trovare un binomio perfetto.

Colin Stetson è un saxofonista che grazie a particolari tecniche respiratorie riesce a dare una continuità al suono del suo strumento davvero fuori dal comune...e da ormai quasi medico, mi viene naturale osservare gli effetti di queste tecniche sulla sua pressione sanguigna :), comunque, nel corso della sua carriera  ha collaborato con Tom Waits, Arcade Fire,  Lou Reed e con la moglie di quest'ultimo Laurie Anderson al suo ultimo album, us Ito l'anno scorso "Homeland", qui sotto nella performance al Letterman Show per "Only an Expert" (tra l'altro, quanto è geniale questo brano?!?):

Buon ascolto!

4.05.2011

Continua la rassegna stampa

Un articolo su "La Repubblica" di ieri a proposito della Nostra (cioè per chi intende Julia Kent come "la Nostra"...)...un po' di inesattezze ci sono, mah...
 http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/04/04/news/julia_kent-14490138/

Julia, viaggiatrice solitaria
"Inseguo idee, non mode"

Incontro con la Kent, violoncellista canadese indipendente. I concerti, i progetti, la collaborazione con Paolo Sorrentino per il suo prossimo film con Sean Penn. E il rapporto con internet. "La mia casa discografica è la Rete. All'industria resta solo il pop. Ma non siamo tutte Lady GaGa"

dal nostro inviato GIUSEPPE VIDETTI
DÜSSELDORF - Nei sotterranei della Schauspielhaus di Düsseldorf il tempo è fermo. Un regista, un'attrice, un tastierista e una violoncellista provano per tutta la notte un monologo di Ostermeier. L'ambiente è grigio, spoglio. L'altoparlante sembra una vecchia stufa a kerosene. Nessun segno di modernità. Quattro artisti alle prese con una pièce drammatica. Là fuori potrebbero piovere le bombe degli alleati o Frank Gehry potrebbe già aver riedificato la nuova Düsseldorf, non farebbe differenza. Janina Sachau attacca il monologo, il tastierista incalza con un discreto sottofondo elettronico, poi tra le parole s'insinua il violoncello di Julia Kent. Le due donne si tengono con gli occhi. Una racconta il suo naufragio sentimentale, l'altra la insegue sottolineando con l'archetto tenerezze, violenze, abbandoni, rabbia, follia.


Düsseldorf è solo una delle fermate nella febbrile attività di Julia Kent, la violoncellista canadese che negli anni Novanta, ormai di stanza a New York, incise due album cult col trio delle Rasputina, prima di collaborare con Antony and the Johnsons e iniziare un'attività come solista che ha prodotto due dischi, l'ultimo dei quali, Green and grey, uscito appena qualche mese fa. Poi vola a Bologna per lavorare con Barbara De Dominicis al progetto multimediale
Parallel 41. In mezzo alle mille collaborazioni, c'è un fitto calendario di concerti per violoncello solo da onorare. Ha cinquant'anni, non li dimostra. E' magra, pallida. Ha lo sguardo dolce e determinato che abbiamo visto sul viso di grandi donne come Martha Graham e Pina Bausch. Parla come se stesse recitando un rosario inutile, come se le parole fossero un orpello di cui la sua musica non ha bisogno.
                           

Da quando ha tagliato i ponti con l'avant-garde delle Rasputina e ha voltato definitivamente le spalle al mainstream, Julia è diventata una viaggiatrice solitaria, manager di se stessa, unico compagno il violoncello. "A parte alcuni loops, io faccio tutto col mio strumento", racconta la Kent in una pausa delle prove notturne. Paolo Sorrentino ha voluto Gardermoen, il brano d'apertura di Delay (2007) in This must be the place, il nuovo film con Sean Penn. "La colonna sonora è stata composta da David Byrne, ma quando ho ascoltato il brano di Julia l'ho trovato così funzionale a una scena che è diventato irrinunciabile", ha dichiarato il regista. "Dicono che la mia musica sia molto cinematografica, che suggerisca delle immagini - conferma la Kent - cerco solo di suggerire o scatenare emozioni". Racconta che Delay fu ispirato dall'atmosfera degli aeroporti (Gardermoen è il nome dello scalo di Oslo), nel periodo in cui con Antony viaggiava come una trottola. "Sapevo che non era un'idea originale, che Brian Eno aveva già pubblicato un disco ambient, Music for airports. Io però mi sono mossa in un'altra direzione. Un aeroporto può anche essere teatro di grandi emozioni: incontri, separazioni, addii. Ne ho viste di scene! L'ultimo cd, Green and grey, è invece ispirato alla natura, all'intervento degli uomini su di essa e al modo in cui le due cose interagiscono. Mi affascina il potere che ha la natura di distruggere anche le più sofisticate opere di ingegneria, come è successo col terremoto in Giappone".

Fu la madre violinista che la introdusse alla musica classica. "In casa mia pop e rock erano banditi - e per la verità non ne ho mai sentito la mancanza. I miei idoli sono tutti compositori classici, Stavinsky in prima linea. Quando poi ho cominciato a studiare il violoncello, ho incominciato ad amare compositori contemporanei come Arthur Russell, quegli artisti che usavano lo strumento in maniera anticonvenzionale". Nata a Vancouver, Julia Kent si trasferì sedicenne a Bloomington, dove frequentò il conservatorio dell'Indiana University. "Quando arrivai a New York ebbi una specie di shock culturale. Mi sembrò di atterrare su un altro pianeta. L'energia che la città sprigionava era pazzesca. Era il 1989, un periodo di grande fermento musicale, ma io non avevo aspettative, sono onesta. Quel che volevo era sopravvivere. Non pensavo che ce l'avrei fatta con il solo violoncello, così incominciai a frequentare dei corsi di giornalismo". Ricorda che una notte finì in uno sgangherato club di Manhattan dove si esibivano i Nirvana. "Erano sconosciuti, e in sala non eravamo più di dieci. Rimasi a bocca aperta, compresi immediatamente che Kurt Cobain sarebbe diventato un eroe del rock. Ironicamente, pochi anni dopo Melora Creager delle Rasputina avrebbe suonato con i Nirvana. Facevo ancora parte della band quando conobbi Antony, la quintessenza dell'artista. Ha un modo di rapportarsi alla musica che è identico al mio. Inseguiamo idee, non mode. E' un genio, l'unica voce che riesca a dare una forma alla mia musica astratta".

Fra dieci minuti riprendono le prove. Julia si sfila gli stivaletti, ha un tatuaggio intorno alla caviglia destra ben visibile mentre col piede pigia il pedale come facevano molti chitarristi per produrre l'effetto wah-wah. "Il pop? Non fa per me", dice mentre accorda lo strumento. "Mi interessa seguire il mio percorso, un percorso difficile, faticoso, soprattutto quando sono in tour. Viaggio da sola, non ho una segretaria né un tecnico né qualcuno che mi aiuti a scaricare i bagagli. Sono il tecnico del suono, la roadie e l'artista in una sola donna". Ha suonato in I am a bird now di Antony and the Johnsons, uno dei dischi più belli dell'ultimo decennio, si è esibita alla Carnegie Hall e alla Royal Albert Hall, ha collaborato con Ben Weaver, Leona Naess, Larsen, Devendra Banhart e Donovan. "La mia casa discografica è la Rete", conclude prima di tornare ad accompagnare col violoncello lo strazio di un amore spezzato. "Un'artista indipendente come me non sarebbe neanche esistita se non ci fosse stato Internet. Posso incidere la mia musica, farla ascoltare e venderla. Non tutte siamo lady GaGa. All'industria del disco ormai resta solo il pop. Quello piace sempre, come la cioccolata".
(04 aprile 2011)

4.04.2011

Fine di un ammmore :(

Ci siamo, dopo un inverno particolarmente piovoso e rigido e dopo timidi e ripetuti tentativi di incursione, è arrivata con una certa prepotenza la primavera...più ore di luce durante la giornata, sono sbocciati i fiori, gli alberi sono carichi di foglioline appena spuntate, di quel verde acceso che sembra quasi irreale, ci sono ben più di 20°C durante le ore solari, la pressione sanguigna cade a picco un po' per tutti ma finalmente si può passare un'intera giornata a passeggio all'aria aperta...sembra tutto quanto roseo, solare, confortante...poi arrivi a casa, ti rilassi sul divano, prendi il computer per "captare" qualche nuova uscita discografica (magari non proprio onestamente), vai sui tuoi siti/blog preferiti, quindi nel mio ordine: SirensSound e prelevo, impactus e prelevo, Magiska e...non prelevo più nulla! :( Pensi subito sia un postumo del primo Aprile, quindi pazienti, controlli con una certa regolarità (ogni 20 minuti), ma nulla, poi inizia ad apparire qualche discussione in giro per il web, i toni non sono affatto confortanti tanto da cominciare a prepararsi al peggio. Passa qualche ora e purtroppo i timori si concretizzano...addio Magiska! O meglio, esiste ed esisterà ancora, ma soltanto in forma privata...se eravate membri attivi prima, continuerete ad esserlo anche ora, altrimenti ciccia! :(
Mi manca di già, in un certo senso è insostituibile, e dunque così come in una specie di elogio funebre, non mi resta che mettere qui l'ultimo album che ho potuto "raccogliere" da lì...bello o brutto che sia non ha importanza...tra l'altro non l'ho nemmeno ancora ascoltato! :)
Mi consolo pensando che poteva (personalmente) andarmi peggio , ossia la stessa sorte sarebbe potuta accadere al "mio" SirensSound, ad Impactus, od ancora al Weescoosa (anche se non più attivo come una volta!)...oltre restano il nodata, musicalcoma, bolachas (dovrebbe tornare attivo a breve), funkysoul ed innumerevoli altri...ma il Magiska lo trovavo... rassicurante! :'(

Si chiamano BUILD e l'album s'intitola "Place"...strumentale, chamber pop, jazz, sperimentale (queste erano le etichette)
Si può scaricare/ascoltare su SoundCloud: http://soundcloud.com/buildbuildbuild

4.01.2011

Una conferma, ed un anticipo.

Che rompipalle che sono oggi, addirittura due post!
...ma tant'è! Questa è una pagina della rivista "Rumore"...e raramente si potrà vedere una cosa simile, ossia nella stessa pagina la recensione di un album di Julia Kent e di un album dei Larsen. Per quanto riguarda Julia, sono contenta sia una conferma delle mie sensazioni (però che tirchi con i voti!), per quanto riguarda i Larsen...beh, a breve ne parleremo! :)

Questi gggiovani outsiders della politica...

Una volta tanto mi trovo a dover effettuare una deviazione dalla solita linea di questo blog, non per parlare di politica (verso cui non ho alcun interesse), ma per una semplice questione di buon-gusto, modernità, laicità, giustizia...e tutte queste belle parole...
Da 26 anni Torino ospita il Torino GLBT Film Festival "Da Sodoma ad Hollywood", rassegna di cinema gay, lesbo, trans e transgender; da 26 anni il festival in questione propone lungometraggi, cortometraggi e soprattutto documentari, scelti in base alla qualità delle pellicole. Come conseguenza del lavoro, della cura e dell'impegno dietro questa rassegna,  il GLBT Torino Film Festival è diventato il più importante festival queer europeo, ed a livello internazionale secondo soltanto al San Francisco International LGBT Film Fest.
Ebbene, il prossimo Maggio sarà la volta delle Elezioni Comunali, i candidati principali sono Fassino (PD) e Coppola (PDL), quest'ultimo è l'attuale assessore alla Cultura... Un assessore alla Cultura a quanto ne so, dovrebbe promuovere le iniziative che rappresentano una reale crescita, ed un arricchimento per il territorio, distribuire quindi i fondi adibiti per iniziative quali mostre, musei, festival, teatri, associazioni culturali...etc etc. Dovrebbe anche avere il compito di patrocinare tali iniziative, come riconoscimento del loro valore per la comunità stessa, per il territorio e per il turismo...
Sicchè, vedo patrocinare eventi futili come "merende sui tram storici" (davvero, esiste!)...ma chi se ne frega, che diano pure il patrocinio regionale, comunale, provinciale anche a questo...ma allora a questo punto la scelta di tale Coppola di ri-discutere la concessione del patrocinio al GLBT FF, che attrae sicuramente molti più partecipanti e che da risalto alla nostra città in misura nettamente superiore, non ha scuse che reggono...il suo intento è quello di dare un messaggio ben chiaro ai suoi elettori, proprio come fece un suo superiore (ma molto superiore!) lo scorso 1 Novembre...non ricordate? Potete ricontrollare su questo stesso blog...lo trovate sotto l'etichetta "putrescenze".
Intanto lascio il Comunicato Stampa dell'Arcigay di Torino:

(CS) Coppola revoca il patrocinio al Torino Gay & Lesbian Film Festival. E’ l’atto intimidatorio di una Giunta disperata.

Apprendiamo in questo istante che l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Michele Coppola ha revocato il patrocinio e l’uso del logo per la 26° Edizione del “Da Sodoma ad Hollywood” Film Festival: il principale evento cinematografico tematico dedicato alla cultura LGBT in Italia.
E’ un gesto gravissimo a meno di un mese dall’inizio della kermesse, con tutti i materiali in produzione ed è ascrivibile all’atto intimidatorio di una giunta di fatto schiacciata sull’ideologia più retriva che il governatore Roberto Cota, leghista e rampollo di Bossi, ha imposto a tutti i suoi collaboratori.Ci chiediamo quale idea di Torino abbia Michele Coppola – candidato sindaco di tutto il centrodestra – se nella parte finale del suo mandato si diletta a revocare il patrocinio, quindi l’investitura istituzionale, al più antico e riconosciuto festival a tematica LGBT italiano, uno dei principali in Europa. Questo gesto contraddice completamente l’idea di una Torino aperta alle sfide del futuro, alla diversità e alla dimensione internazionale, descrivendo invece una città grigia, impaurita e magari anche omofoba: una città che attualmente non esiste.
Non è un caso che il nostro Comitato, che opera sul territorio torinese da alcuni anni, nato dall’esperienza del Pride nazionale del 2006 a Torino, abbia deciso di dedicare il suo nome proprio ad Ottavio Mai che, insieme a Giovanni Minerba (l’attuale Direttore) ha fondato questo festival nel 1985. L’esistenza e la crescita di questo appuntamento sono legate indissolubilmente alla crescita della cultura della diversità e del rispetto che ha reso Torino, culla dell’intero movimento LGBT italiano, uno dei luoghi migliori in cui vivere.
Vogliamo festeggiare i 150 anni della Repubblica Italiana, e non di quella Padana, nel rispetto della nostra storia. Chiediamo pertanto all’assessore Coppola di fare un immediato passo indietro, restituendo al Festival del Cinema LGBT di Torino tutta la dignità e l’attenzione che gli spettano.