2.10.2012

Oscuro candore

MIREL WAGNER - "MIREL WAGNER"
Nota praticamente soltanto entro i confini finlandesi fino a pochi giorni fa, Mirel Wagner con merito e senza ruffianerie, s'intende, si sta pian piano affermando anche a livello europeo, non raccogliendo altro che critiche più che positive per l'uscita del suo album di debutto dal titolo omonimo "Mirel Wagner". Album la cui uscita è  prevista per marzo, anche se in Finlandia è uscito nel corso del 2011, e per la cui promozione è già partita in sordina con il suo primo tour che purtroppo però non giungerà in Italia...non c'erano mica dei dubbi, no? :)

Per aggiungere qualche nota biografica: la Wagner è nata in Etiopia ma poi presto trapiantata in Finlandia, dove all'età di sette anni si è avvicinata alla musica dapprima con il violino, per poi passare verso i 13 anni alla chitarra. Nota nei locali di Helsinki e dintorni, ha avuto la fortuna di trovare l'appoggio di un giornalista musicale, il quale mediante alcune conoscenze le ha permesso di registare il suo primo album senza dover passare per etichette discografiche. Album che ha registrato per intero in soli 2 giorni, inserendo inizialmente 12 brani, poi ridotti ai 9 della versione definitiva.
Come scrivevo all'inizio, data la potenzialità dell'unione di una semplicissima chitarra acustica e di una voce particolare nella sua malinconia sussurrata, soprattutto per via del fatto non ci si aspetterebbe una voce del genere da una ragazza che ha soltanto 23 anni, avrebbe potuto sfruttare le due componenti per fare l'ennessimo disco incentrato su tematiche trite e ritrite (soprattutto patetiche), come l'ammmore, le pene d'ammmore, l'ammmore perduto...(e via discorrendo fino a sprofondare al coma diabetico), invece la Wagner ha scelto vie decisamente più interessanti, legandole in un sottile gioco di contrasti.
9 brani per 31 minuti, al primo ascolto quel che colpisce è l'efficacia del suo minimalismo, la sua voce sussurrata, pacata al punto che non sovrasta mai la parte strumentale,malinconica ed a tratti piuttosto incline a cantilene infantili, accompagna l'unico elemento strumentale del disco, una semplice chitarra acustica e null'altro. Le due componenti si uniscono in melodie che danno sì l'idea di essere riflessioni oscure, ma che non si sbilanciano certo in una chiara drammaticità.
Al secondo ascolto invece, prestando attenzione anche ai testi si scopre che Mirel Wagner ha incentrato il suo lavoro decisamente più su ciò che è morto e decadente rispetto a ciò che è vivo e pulsante; testi che con un certo candore raccontano di corpi in via di decomposizione, madri che abbandonano i propri figli, morte, disperazione, ossa, necrofilia, annegamenti, incubi notturni, fino al brano che personalmente preferisco "No Hands" un motivetto carino e spensierato che ritrae la giornata gioiosa di bambino che va in bicicletta...sole, vento e velocità, e questa sua fissa di non tenere le mani sul manubrio per far vedere quanto è bravo alla propria madre (odioso!)...ovviamente la pagherà cara!! :) Anzi, lascio il link con tutti i testi dell'album: http://www.bonevoyagerecordings.com/component/content/article/103
Qui

"JOE"

"NO DEATH"
Buon ascolto!! :)

2.06.2012

Viaggio sulla Luna

 Il progetto prende inizio nella prima metà del 2011, quando la Fondation Groupama Gan e la Fondation Technicolor, attive entrambe nella salvaguardia e nella promozione del patrimonio cinematografico, invitano gli AIR a comporre la soundtrack di accompagnamento per la versione restaurata del film (per noi spettatori di oggi si tratta in realtà un cortometraggio, dati i suoi 14 minuti di durata), "Le Voyage Dans la Lune" di Georges Méliès. Film muto e in bianco e nero (poi successivamente colorato a mano), del 1902 che vanta il merito di essere la prima trasposizione su pellicola di una storia di stampo fantascientifico e che contiene tra l'altro i primi tentativi di effetti speciali nella storia del cinema. Senz'altro anche per chi non lo ha visto per intero (su youtube si trova facilmente...), l'immagine a fianco scelta per la copertina album, è abbastanza familiare...ma forse è ancor più (tristemente) familiare per essere stata l'ispirazione del clip "Tonight, Tonight" degli Smashing Pumpkins...
Come noto, gli AIR in precedenza avevano già composto interamente la soundtrack per "The Virgin Suicides" di Sofia Coppola continuando il (meraviglioso) sodalizio anche per  i suoi successivi "Lost in Translation" e "Marie Antoinette", ed avevano composto anche la musica di accompagnamento per versione audio di "City" dello scrittore Baricco.
Ben altra responsabilità è però dover musicare un film così storicamente importante come "Le Voyage Dans la Lune", sapendo tra l'altro di avere soltanto 21 giorni a disposizione perchè la commissione del Festival di Cannes ha deciso di proiettare già nel corso dell'edizione scorsa ('11) la versione restaurata ed accompagnata dalla soundtrack...la proiezione ha avuto il pieno consenso, ed è stata successivamente presentata anche al MoMA di New York.
Si spera magari di riuscire a vederlo su grande schermo in qualche rassegna anche da noi, nel frattempo ci si può fare un'idea del contrasto musica elettronica applicata ad un film di 110 anni fa, dal DVD che accompagna l'album in uscita domani.
L'album è il risultato dell'ampliamento del progetto, portato a 31 minuti di durata aggiungendo brani con la collaborazione degli Au Revoir Simone per Seven Stars e di Victoria Legrand dei Beach House per il brano Who I Am Now?, cercando di riprendere l'idea di artigianalità e scarsità di mezzi con cui è stato realizzato "Le Voyage dans la Lune". Gli strumenti sono sì tutti suonati dal vivo, ma non si tratta affatto di un lavoro lo-fi ed improvvisato, ma di un album in linea con tutti i precedenti lavori degli AIR, curato in ogni punto e decisamente raffinato.
Ho letto svariate recensioni del disco per cercare di farmi un'idea obiettiva dato che ho sempre trovato gli AIR decisamente affascinanti e creativi, e mi ha stupita leggere ancora una volta questo insensato ribadire che Moon Safari è stato il loro lavoro più incisivo...nonostante siano passati 14 anni! Nulla di più odioso ed inutile che leggere e sentire continui riferimenti a lavori passati considerandoli come punti di paragone per tutto ciò che viene realizzato successivamente...
L'album si può sentire per intero in streaming su NPR:
http://www.npr.org/2012/01/24/145761308/first-listen-air-le-voyage-dans-la-lune?ps=mh_fl
...oppure Qui

Buon ascolto! :)

2.03.2012

With Endless Fire

ILYAS AHMED "WITH ENDLESS FIRE"
Originario di Karachi (Pakistan), ma poi trapiantato presto negli USA, Ilyas Ahmed è un chitarrista folk-drone-sperimentale, che ha all'attivo ha diversi album da solista, la maggior parte di questi concentrati tra il 2005 ed il 2006 (ben 4 in soli due anni), a cui è poi seguito "The Vertigo of Dawn" nel 2008 e nel corso dell'anno successivo il più noto "Goner"....a cui è seguita una pausa fino a quest'ultima pubblicazione "With Endless Fire", lasso di tempo in cui comunque ha prestato la sua collaborazione con tali Grouper. E' un musicista capace di unire in musica  le sue origini asiatiche alle influenze folk e sperimentali acquisite poi in età più adulta. C'è da dire che le seconde prevalgono nettamente sulle prime; presenti anche solo a livello ritmico o poste in secondo piano, comunque le due parti si amalgamano in maniera efficace, caratterizzando il suono.
"With Endless Fire" è stato totalmente scritto e registrato a Portland, creandocosì come per i precedenti lavori, melodie costruite con l'alternarsi di chitarre elettriche e chitarre acustiche (elemento centrale), a cui si sommano un harmonium, batteria, basso e la sua voce soffusa e delicata. L'umore è piuttosto cupo, difatti i temi che ne hanno ispirato la realizzazione sono la memoria e la perdita, che si riflettono in brani piuttosto dilatati in cui si fanno spazio distorsioni, lunghi passagi drone, e momenti ossessivi, ma alternati comunque con buon senso a brani invece più rilassati, meno angosciosi e persino delicati.Qui



Buon ascolto e buon week-end!! :)

2.02.2012

Abbassamento crioscopico

Neve da tre giorni, strade e marciapiedi come lastre di ghiaccio, temperature polari, viabilità in tilt, e la tristezza che la visione di tutto questo bianco genera... Però mi è venuto in mente questo:

2.01.2012

Restilyng facciata

È sempre lo stesso spazio web, si continuerà a parlare di musica, sperimentazioni sonore, violoncelliste :) e cianfrusaglie varie, quel che è cambiato è soltanto l'header (l'immagine della testata) del blog. Per questo devo ringraziare tantissimo ancora una volta Giancarlo (che ha realizzato anche la copertina della playlist '11), e che in questo caso ha saputo rendere l'idea della duplicità caratteristica delle maschere Omote...da cui deriva il nome di questo spazio web, affascinato dall'unione tra strumentazioni classiche e sonorità "sintetiche" legate alla "fredda" tecnologia, elementi apparentemente contrastanti che però spesso dimostrano invece di essere due antimeri speculari di una stessa faccia.
La maschera Omote pur essendo un oggetto statico e definito, può assumere espressioni differenti, dal triste al felice, dall'arrabbiato al sereno, dal riso al pianto, e questo solo variando il suo grado di inclinazione e quindi la quantità di luce che va a riflettersi su di essa. Non esiste dunque una percezione corretta sul suo stato d'animo, e su cosa voglia esprimere, la percezione è solo in funzione dell'angolazione da cui la si sta guardando.
Vabbè...meglio passare in fretta al prossimo album vah! :)