10.12.2011

There's a rat!

"All things Will Unwind" esce a 3 anni di distanza dal precedente album "A Thousand Shark's Teeth", periodo di tempo in cui comunque Shara Worden non si è adagiata su una sempre più crescente celebrità, anzi, il numero di collaborazioni è stato piuttosto sostenuto, da David Byrne per l'album "Here Lies Love" (ispirato alla figura eccentrica e stravagante di Imelda Marcos, ed alla sua smisurata passione per le scarpe), al solito Sufjan Stevens, al riuscitissimo progetto "Clogs"; ha preso parte all'opera rock dei The Decemberist "The Azards of Love", ha collaborato con Sarah Kirkland Snider, nonchè recentemente ha confessato di stare prendendo parte alla prossima realizzazione visuale di Matthew Barney (artista contemporaneo/regista e mente geniale, autore di quel capolavoro estetico che è "The Cremaster Cycle", e purtroppo per lui :), anche ex-marito di Bjork), di quest'ultimo progetto si sa ancora molto poco, eccetto che di sicuro non vedrà la luce a breve, data la sua complessità (...vedremo).
Tornando ad "All Things Will Unwind", si può dire che si tratta di un album nato su "commissione", difatti nel 2010 Shara è stata invitata a comporre qualche nuovo brano per un concerto della serie American Songbook che si tengono al Lincoln Center (NYC), concedendole totale libertà artistica ed un budget senza limitazioni. Cogliendo l'opportunità soprattutto di quest'ultimo punto la Worden ha potuto pensare alla realizzazione di ciò ce lei stessa ha definito come "una dichiarazione artistica", una crescita nei contenuti dei suoi testi, un arricchimento per quanto riguarda l'estetica, ed un'evoluzione musicale.
Procedendo per passi, Shara in questi ultimi 3 anni ha avuto una figlia, ha perso una persona a lei cara, e si è ri-trasferita da New York a Detroit, città che ha trovato profondamente cambiata per via di un progressivo impoverimento, risultato del dissesto economico; è venuta a contatto con quartieri via via sempre più degradati e case abbandonate, ma anche con un'artista che si occupa di piantare cespugli di rose nei giardini delle abitazioni vuote, nel tentativo di mantenere comunque vivo un luogo...per spiegare a fondo sono stati girati due corti, uno incentrato sulle scelte stilistiche (si scopre anche il perché della copertina album) e musicali, l'altro sulle storie da cui ha preso ispirazione in quanto a stesura testi:


My Brightest Diamond - ALL THINGS WILL UNWIND: Stories and Sounds from Asthmatic Kitty on Vimeo.


My Brightest Diamond - ALL THINGS WILL UNWIND: Visuals from Asthmatic Kitty on Vimeo.
Shara amplia le sue visioni, riflette sulla ciclicità della vita,la nascita, la morte, chi c'era prima e chi verrà dopo, ma si dedica anche a riflessioni politiche e sociali, deducibili in testi come la nota "We Added it Up", che trae spunto da un discorso di Obama circa gli opposti che regolano gli equilibri mondiali:

e molto più evidenti invece in "There's a Rat", brano che ha anche un storia divertente :)

Quanto al lato musicale, Shara ha lasciato la chitarra elettrica,suonando di tanto in tanto un ukulele e qualche piccola strumentazione, per lasciare spazio sì alla formazione che vede Brian Wolfe alla batteria, Zac Roe alla chitarra, e DM Stith, ma soprattutto alle orchestrazioni della yMusic, ensemble formata dall'onnipresente (e sempre ottimo) Rob Moose al violino e chitarra acustica, Nadia Sirota alla viola, Clarice Jenson al violoncello, Alex Sopp al flauto, CJ Camerieri alla tromba e corno inglese ed Hideaki Aomori al saxofono e clarinetto, musicisti che conosciamo bene dalle numerose collaborazioni con Antony, Bon Iver, Valgeir Sigurdsson, Rufus Wainwright, la stessa Shara nei precedenti album come My Brightest Diamond e Sufjan Stevens. A differenza dei precedenti album, caratterizzati sì da un utilizzo di archi e strumenti a fiato, ma inseriti con una certa pomposità, in "All Things Will Unwind" non ci sono slanci eccetto che per "Be Brave", le orchestrazioni sono essenziali e ben ponderate, talvolta appena accennate per lasciare spazio al significato dei brani, conferendo all'intero lavoro una certa eleganza.
In Italia il tour arriverà a fine novembre, il 21 al Circolo degli Artisti a Roma, e per noi più a nord, il 22 al Teatro Martinitt a Milano. Non saranno presenti tutti i membri della yMusic ensemble, ognuno impegnato nei molteplici progetti paralleli, ma i live dovrebbero essere caratterizzati da un piglio estetico e visuale, sarebbe affascinante se con lei si esibisse la danzatrice Jessica Dessner (visibile nel video di "Be Brave"), che ha preso parte a tutti gli effetti al progetto. Qui
"I Have Never Loved Someone"


La yMusic ensemble (http://ymusicensemble.com/) ha pubblicato qualche settimana fa il primo album "Beautiful Mechanical", in questo caso non metterò il link per il download, ma magari anche se distante dalla linea di questo blog, ne parlerò più approfonditamente in futuro, sicché si tratta di uno degli album che più mi hanno colpita quest'anno.


Buon ascolto! :)

10.07.2011

SAGA (live)

Il primo brano è un po' gracchiante, ma per il resto si sente bene.


Buon week-end! :)

10.04.2011

L'eleganza del minimalismo e la malinconia del blu

Avrei voluto scrivere di "Metals", l'ultimo di Feist...l'ho ascoltato 1, 2, 3 volte, ma niente da fare...non mi dice assolutamente nulla, inizio a non tollerare più le melodie "indie" ma chic (quelle che piacciono alle riviste come Vogue) e soprattutto i testi troppo melensi. Quindi ho optato per due concept album che mi hanno rapita ultimamente, uno più elegante dell'altro, che con i sentimentalismi non hanno nulla a che fare (scontato dire che si tratta in ambe i casi di ascolti non facili):

CINDYTALK "EVERYTHING HOLD DEAR"
Ne parlai già abbastanza in un post/retrospettiva a loro dedicato circa un anno fa, ed essendo un gruppo di culto, direi che la biografia è già ben nota.
"Everything Hold Dear" rappresenta il terzo capitolo della trilogia iniziata nel 2007 con "The Crackle of My Soul" e proseguita nel 2010 con "Up Here in the Cloud"; bisogna specificare che la reunion del gruppo si è limitata soltanto a qualche live, mentre alla registrazione degli album citati (preceduti nel 2003 da "Transgender Warrior/Guts of London"), si è dedicata Sharp praticamente come solista.
Le sonorità dei primi tre album della fase '00, quindi fino a "Up Here in the Cloud", si sono distanziate molto da quelle della vecchia formazione Cindytalk, conseguenza del fatto che Sharp ha vissuto a lungo in Giappone ed ha subito l'influenza techno/rave o comunque delle sonorità da club. All'industrial suonato con strumenti tradizionali, si è sostituito uno strano mix capace di unire noise, ambient e minimal, talvolta anche martellante e pesante, creato però con strumentazioni sintetiche, dai laptop alle apparecchiature elettroniche.
Con "Everything Hold Dear" si cambia nuovamente registro, le sonorità si fanno più soffuse, meditative, viene calcata la componente ambient, viene aggiunto un leggero tocco al piano di tanto in tanto, come succede in "Waking in the Snow" od in "I See You Uncovered", brani in cui è facile pensare alla grazia di Sakamoto o Brian Eno. Vengono adoperati field recordings dai toni evocativi, bambini che giocano, veicoli in movimento, sonorità acquatiche, il rumore del vento, il tutto unito in un'armonia irreale e meditativa, mischiando elementi naturali ad artifici umani ...ha molti caratteri dello shintoismo giapponese...una continuità logica tra i titoli dei brani che hanno un percorso determinato, l'album apre con il brano "How Soon Now" in cui si sentono bambini ridere e giocare, e termina con il brano "Until We Disappear", in cui torna lo stesso vociferare...un'inizio ed una fine, senza alcuna illusione.

L'album è stato realizzato tra il 2006 ed il 2011 con la collaborazione di Matt Kinnison (scomparso pochi mesi fa), tra Okamoto e Londra. L'ispirazione giunge dall'omonimo libro di John Berger, che tratta sulla condizione umana in relazione alla politica, all'industria e alla Natura. E dimenticavo di dire che Sharp ha presentato l'album pochi giorni fa qui a Torino, sempre al BlahBlah. Qui

HAUSCHKA & HILDUR GUDNADOTTIR "PAN TONE"
Lui, Hauschka, è un pianista tedesco dedito alla sperimentazione, lei, Hildur Gudnadottir, invece è una violoncellista islandese che conosciamo già abbastanza bene su questo blog, una delle maggiori esponenti del looping cello. I due si sono conosciuti nel 2010 nel corso dell'Artic Circle's Bubbly Blue and Green, un festival a tematica ambientale svolto a Londra, il cui argomento principale fu l'acqua. Per l'occasione i due composero qualche brano ispirandosi ai colori dell'oceano, esplorando un range di tonalità che vanno dall'acquamarina al quasi nero, passando per il blu pantone.
Il progetto è stato poi approfondito, e da qui l'album "Pan Tone" (che dovrebbe essere la tonalità di blu in cui è scritto il titolo). I titoli riprendono 6 delle tonalità con cui sono indicate le sfumature del blu, "#283", "#294", "Black 6", "#304", "#320", "Cool Gray1", ed a seconda della gradazione il brano assume un carattere che va dal cupo, al lugubre al malinconico (sempre di blu si tratta!). Si mescolano così le sonorità leggere e vivaci del piano alle sonorità profonde e meditative del violoncello, così da ricreare in musica la sensazione che genera un colore nella nostra psiche. Per me è un piccolo capolavoro che va ascoltato in cuffia e totale solitudine per poter percepire l'intreccio perfettamente calibrato tra le due componenti. Le differenze sono minime ma con un minimo di attenzione non è complesso discriminarle. Qui.



Buon ascolto! :)

PS: Antony a Bari è stato fantastico (inutile dirlo...) e la scaletta è stata differente rispetto a quella danese! Dall'intervista rilasciata da la Repubblica (qui), si legge che nel 2012 ripartirà con un lungo tour...a questo punto però spero si tratti di un "classico" tour alla Antony & the Johnsons, quindi niente orchestre ed effetti luce (per quanto si sia trattato di aggiunte straordinarie). "Soltanto" Antony al piano accompagnato da tutti i Johnsons al completo.

9.27.2011

BAR

Forse ho rotto un po' troppo le scatole negli ultimi 3-4 mesi per non postare qualcosa riguardo "BAR", l'ennesimo progetto di Julia Kent (in prima assoluta sabato scorso qui a Torino), questa volta condiviso con Paul Beauchamp alla postazione bar e Fabiana Antonioli per la parte visuals (anch'essi parte tra l'altro dei Blind Cave Salamander, che due giorni prima sempre con la Kent hanno presentato in anteprima, con un live splendido, il loro prossimo album "Wet Stone").
Tornando a BAR, si è trattato di una première, forse (e spero) seguiranno future repliche, è da dire però che la sensazione, data anche la particolarità, è stata quella di un evento unico, una sperimentazione riuscita perfettamente in cui tutto è sembrato essere studiato nel dettaglio.
Julia ha proposto brani dai suoi album, ma un paio mi sono sembrati inediti (od almeno non credo di averli mai sentiti prima), Paul Beauchamp alla postazione bar si occupava di unire con field recordings realizzati sul momento, tutti quei rumori tipici di un bar, quindi il suono che produce una bottiglia quando viene stappata, bicchieri che si rompono, il ghiaccio che viene shakerato, mescolatori da cocktail (mescolatore è il termine che uso in laboratorio chimico...vabbè, insomma :) , quello...) che urtano contro le pareti del bicchiere, tappi che vengono svitati pian piano etc etc; il tutto arricchito dalle video-proiezioni a tema di Fabiana Antonioli (suggestive e molto belle dal punto di vista estetico).
Uno strumento musicale classico come il violoncello, creato appositamente per produrre musica e che produce suoni che tutti valutiamo immediatamente come note, e quindi musica, unito ai suoni involontari prodotti in qualunque circostanza e qualsiasi ambiente, che siamo invece abituati a considerare come semplici rumori...sorprende come possano combinarsi insieme!
La febbre a 39 e passa ed i relativi farmaci presi per riuscire a guidare quei 10 minuti scarsi che occorrono da casa mia al BlahBlah hanno generato in me un senso di totale stordimento, sicchè l'handycam sì l'ho portata ma non avevo messo in ricarica la batteria...batteria morta! Quindi ho fatto dei filmati davvero orridi sia per la mia mano tremante dalla debolezza (odio gli antipiretici che danno sonnolenza!), sia per i mezzi con qui sono stati realizzati, ossia il mio iphone e la mia digitale...poi YouTube ha messo del suo perchè per qualche misterioso motivo ha deciso che alcuni video dovevano essere in bianco e nero (malgrado siano stati girati a colori e sul mio pc si vedano normalmente).
"Acquario":


Questo è stato un momento particolare e suggestivo, gli spettatori sono stati invitati anche a partecipare attivamente manipolando il proprio bicchiere(che io non avevo...alcool+febbre+farmaci=mi sarei addormentata in auto ancor prima di allacciarmi la cintura!); il tintinnio dei bicchieri unito alle proiezioni dava un effetto affascinante:


Questo è uno dei due brani che non so bene identificare, credo sia Ailanthus ma
in una versione molto rallentata e differente: (che meraviglia!)


Questo non riesco ad identificarlo, è nuovo?!?: (che meraviglia!)


"A Spire" in questa versione è bellissima!:


Mi scuso ancora per la pessima qualità video/audio! :(

9.22.2011

Sága

La loro terza uscita, Hilfe Kommt, li ha fatti conoscere ad un pubblico decisamente più amplio, tanto che non è difficile trovare i loro album anche in posti come la FNAC o simili, comunque sia un piccolo cenno biografico forse occorre ugualmente.
I Dez Mona si formano nel 2003 durante il Recyclart Fest. a Bruxelles, inizialmente dall'unione di Gregory Frateur e Nicolas Rombouts al contrabbasso che nel 2005 pubblicano "Pursued Sinners"; man mano si aggiungono elementi, quindi Roel van Camp alla fisarmonica, Bram Weijters al pianoforte, Steven Cassiers alla batteria e successivamente l'inserimento di qualche corista, ed in questa formazione nel 2007 pubblicano "Moments of Dejection or Despondency" e nel 2009 appunto "Hilfe Kommt".
A parte il carisma e la Voce di Frateur (talvolta accostato addirittura a Nina Simone, talvolta ad Antony Hegarty), a colpire è la loro capacità di mischiare perfettamente molteplici generi, dall'evidente influenza jazz, al folk, al gospel, ad elementi "punk" (più evidenti nel primo album), comunque sia sempre ricorrendo a strumentazioni "classiche", ma dando importanza ad un aspetto volto alla sperimentazione, una ricerca di nuove sonorità e soprattutto di originalità.
Sperimentazione ed originalità non consistono soltanto nel saper unire sonorità classiche a strumentazioni elettroniche, talvolta campionando e stravolgendo le prime (cosa che comunque a me piace!), può consistere anche nel rispolverare vecchi strumenti medievali ormai dimenticati, i progenitori dei nostri attuali violoncelli, violini, chitarre, arpe, strumenti a fiato etc. etc. e ridare loro vita, di fatto "contemporaneizzandoli" (esiste questo termine?) ma senza stravolgimenti.
Il quarto album dei Dez Mona "Sága" infatti oltre a Frateur, Rombouts e van Camp ai rispettivi posti, è stato completamente realizzato con la collaborazione della Baroque Orchestration X (BOX), una vera e propria orchestra composta da strumenti risalenti all'epoca barocca, sotto la direzione di Pieter Theuns e Jutta Troch. (www.boxcollective.be)
Sicchè una "viola da gamba" (sembra un violocello, ma con molte più corde), strani strumenti a fiato, un'arpa barocca (suonata da Jutta Troch), un'antico organo, strani antecessori del violino ed un theorbo, uno strano liuto con un'infinità di corde suonato da Pieter Theuns; il loro suono che sa davvero di antico, usato in un contesto attuale produce un effetto piuttosto affascinante.
Quanto a Sága, l'album è strutturato come una narrazione vera e propria (ha un chè di teatrale, sicchè potrebbe essere anche definita come Opera), e si riferisce alla dea della mitologia Scandinava a cui venivano dati poteri di chiaroveggenza e saggezza (la mitologia nordica non è il mio forte :), quindi non vado oltre a queste scarse informazioni...), comunque sia questo aspetto non fa che conferire all'album un carattere meditativo sulla natura umana e l'ambiente in cui vive,il rispetto per esso, e cosa più importante la continua ricerca di un miglioramento.
Sicuramente un ascolto insolito, pur usufruendo di strumenti antichi ha un aspetto innovativo...forse non bastano 2/3 ascolti per apprezzarlo pienamente...in due giorni credo di averlo ascoltato una ventina di volte e non riesco a staccarmene! Anzi, devo dire che ne sono del tutto rapita!
L'album è stato presentato in anteprima l'8 settembre ad Antwerp con un live dal taglio teatrale, grazie anche alla collaborazione con l'artista e lighting designer Jan Pauwels e la stilista Veronique Branquinho:

Dez Mona & Box 'Saga' @ KlaraFestival '11 from Festival Van Vlaanderen on Vimeo.
Qui sotto invece un mini-set della Baroque Orchestration X dello scorso anno per la TEDConference, che include la cover "Grow, Grow, Grow" di PJ Harvey e "Pyramid Song" dei Radiohead, poi all'11° minuto arriva Frateur con uno dei brani contenuti in Sága


Per chiudere (anche se non c'entra niente), il video per "Be Brave", parte dell'imminente album dei My Brightest Diamond...Shara è sempre più genialmente una pazza! :)

..ah già dimenticavo...qui.
Buon ascolto! :)